Red House Painters' long-delayed Old Ramon (Subpop, 2001), originally recorded in the spring of 1998, finds the band in top form and Kozelek in an existentially adult mood. The absorbed compositions of the album surround their insinuating melodies with a magical, fantastic atmosphere, that lends the music an almost spiritual quality. The Indian-tinged lullaby Wop-A-Din-Din (with a female chorus straight from the Pacific islands) recalls Kevin Ayers' imaginary-exotic vignettes, while the ecstatic vocal tone and dilated guitar licks of Void (stretched over nine minutes) resemble the psychedelic psalms of David Crosby's If I Could Only Remember My Name. Another nine-minute confession, Cruiser, proceeds at a slow, country pace while the guitars jingle a free-form shuffle, the whole sounding like a cross between Neil Young and Tim Buckley. Eleven minutes of River present the same pattern in a more electric format, crackling guitars lulling the singer's elongated wail at a skewed waltz tempo, thereby bridging the gap between confessional auteurs and Nirvana's lyrical grunge. But, no matter how many references to the classics creep into the cartilage and corrupt the skeleton, the flesh is uniquely Kozelek, romantic and dreamy in an almost frightening manner, stinking of metaphysical and personal insecurity, rotting inside while it looks healthy outside.
Kozelek was deeply shaken by John Denver's death, and at least two of the simpler, catchier songs remind us of the sweet country folksinger: Michigan and Golden. The contrast with the lenghtier, tortured pieces couldn't be starker.
The band rocks in the bass-heavy Byrd Joel, while Kozelek weaves his hypnotic mantra, in the distorted, syncopated, Rolling Stones-inspired boogie of Between Days. Just to prove that they know how to.
Overall, the mood is far less depressed than on the earlier albums, the landscape has added colors to the black and white silhouettes of their beginnings. If some of the "poetry" has been lost, and the message is not as deep as it used to be, the musical skills are just beginning to bloom. The Red House Painters have become more musicians than painters.

Mark Kozelek's new project, Sun Kil Moon (featuring Red House Painters' Anthony Koutsos, American Music Club's Tim Mooney, Geoff Stanfield), debuted with Ghosts Of The Great Highway (Jetset, 2003), a work that closely resembles Red House Painters' best moments and carefully shuns the cliches of its age. The 14-minute cryptic Duk Koo Kim is the tour de force that best interprets Kozelek's new existential mood. It opens as an hypnotic litany at martial pace. Then its sound gets thicker and somewhat loose, turning solely instrumental, with a string instrument tempering the dramatic edge, and then the acoustic guitar and other instruments penning a delicate tapestry of tones. In the meantime, the superb Carry Me Ohio, Last Tide, Floating, Gentle Moon, and the acoustic R.E.M.-ish ballad Glen Tipton, are typical Kozelek fare. Even the oddities, the upbeat Lily And Parrots and the solemn and vibrant Salvador Sanchez, display the same kind of subdued desperation. Overall, Kozelek returns to his most artistically successful spectrum of sounds, and does so with enough self-awareness but no excess baggage to keep the proceedings from sounding merely nostalgic.

Sun Kil Moon's Tiny Cities (2005) was a collection of Modest Mouse covers.

Little Drummer Boy (2007) documented live Kozelek performances.

Kozelek resurrected the moniker Sun Kil Moon (now de facto a solo project) for April (Caldo Verde, 2008), a diligent excursion in the various subgenres of folk-rock, with a peak of pathos in the ten-minute Neil Young-esque distorted-guitar dirges Tonight The Sky (over a Harvest-like pace but with a soaring refrain) and The Light (slower and noisier), and a peak of soulful introversion in the ten-minute opener Lost Verses. His pastoral acoustic alter-ego surfaces in the Donovan-ian Lucky Man. The angelic, whispered Unlit Hallway, the desolate Blue Orchids, and the bleak, obsessive atmosphere Heron Blue show his dexterity to use the simplest of means to achieve the maximum of emotional impact. By comparison, Moorestown feels like an orchestral ballad. Even the thin layer of strings that covers the nine-minute Tonight in Bilbao feels like too much. The players include drummer Anthony Koutsos, bassist Geoff Stanfield, violist Michi Aceret.

Old Ramon (Subpop, 2001), registrato originariamente fra l'autunno del 1997 e la primavera del 1998, e rimasto intrappolato in beghe contrattuali la vecchia casa discografica, mostra i Red House Painters ancora in splendida forma, e Kozelek in un umore sempre esistenziale ma piu` adulto. Le composizioni intense di questo album circondano le loro subdole melodie di atmosfere magiche e fantastiche, che conferiscono alla musica una qualita` quasi spirituale. La favola indianeggiante Wop-A-Din-Din (con un coro femminile delle isole pacifiche) fa venire in mente persino le vignette esotiche di Kevin Ayers, mentre l'estasi vocale e le chitarre dilatate di Void (spiegati nell'arco di nove minuti) riecheggiano i salmi psichedelici di David Crosby. Un'altra confessione di nove minuti, Cruiser, procede a un passo lento, country, mentre le chitarre solfeggiano uno shuffle dimesso, e il tutto sa contemporaneamente di Neil Young e di Tim Buckley. Undici minuti di River presentano lo stesso schema in un formato piu` elettrico, con chitarre scoppiettanti che cullano il vagito del cantante a un tempo semi-valzer, e un ideale ponte steso con il grunge lirico dei Nirvana. Kozelek rimase profondamente scosso dalla morte di John Denver, e almeno due delle canzoni piu` semplici ne risentono: Michigan e Golden. Il contrasto con i pezzi lunghi e torturati non potrebbe essere piu` cupo. Il complesso si concede piu` grinta in Byrd Joel e Between Days (quasi i Rolling Stones), giusto per dimostrare che lo sanno fare. Nel complesso, l'umore e` meno depresso che nei primi album, e il paesaggio e` piu` colorato. Se un po' della poesia e` andata perduta, e il messaggio non e` piu` profondo com'era, il talento tecnico sta forse appena cominciando a sbocciare. I Red House Painters sono oggi meno pittori e piu` musicisti.

(Translation by/ Tradotto da Tobia D’Onofrio)

Sun Kill Moon, il nuovo progetto di Mark Kozelek (in cui suonano Anthony Koutsos dei Red House Painters, Tim Mooney degli American Music Club e Geoff Stanfield), debutta con Ghost Of The Great Highway (Jetset, 2003), un lavoro che mette da parte i clichès dell’epoca in cui vive e ricorda parecchio i migliori Red House Painters. I 14 minuti criptici di Duk Koo Kim sono il tour de force che meglio interpreta il nuovo umore esistenzialista di Kozelek, mentre le superbe Carry Me Ohio, Last Tide, Floating, Gentle Moon e la ballata acustica alla R.E.M. Glen Tipton, sono tipici pezzi alla Kozelek. Persino le stranezze, come la sostenuta Lily And Parrots e la solenne e vibrante Salvador Sanchez, mostrano lo stesso tipo di pacata disperazione. Nel complesso Kozelek ritorna, artisticamente, alla gamma di sonorità di maggior successo, e lo fa con sufficiente consapevolezza e senza aggiungere zavorre, per evitare che la sua condotta sembri solamente nostalgica.

Tiny Cities

Little Drummer Boy

Kozelek resuscita il moniker Sun Kill Moon (ormai un progetto solista) per April (Caldo Verde, 2008), una diligente escursione nei vari sotto-generi del folk-rock, che raggiunge l’apice del pathos nei dieci minuti di lamenti di chitarra distorta alla Neil Young Tonight The Sky (su un’andatura alla Harvest ma con un ritornello che si eleva vertiginosamente) e in The Light (più lenta e rumorosa), mentre tocca il vertice di passionale introversione nell’apripista di dieci minuti Lost Verses. Il suo alter-ego acustico e pastorale emerge nella Donovan-esca Lucky Man. L’angelica, sussurrata Unlit Hallway, la desolata Blue Orchids, e la spoglia ed ossessiva atmosfera di Heron Blue mostrano la sua destrezza nell’utilizzare i mezzi più semplici per ottenere il massimo impatto emozionale. A confronto, Moorestown sembra una ballata orchestrale. Sembra eccessivo persino il sottile velo di archi che copre i nove minuti di Tonight In Bilbao. Fra i musicisti sono presenti il batterista Anthony Koutsos, il bassista Geoff Stanfield e il violinista Michi Aceret.

(2007) documenta alcune performance dal vivo di Kozelek.
(2005) dei Sun Kill Moon è una raccolta di cover dei Modest Mouse. Old Ramon (Subpop, 2001), registrato originariamente fra l'autunno del 1997 e la primavera del 1998, e rimasto intrappolato in beghe contrattuali la vecchia casa discografica, mostra i Red House Painters ancora in splendida forma, e Kozelek in un umore sempre esistenziale ma piu` adulto. Le composizioni intense di questo album circondano le loro subdole melodie di atmosfere magiche e fantastiche, che conferiscono alla musica una qualita` quasi spirituale. La favola indianeggiante Wop-A-Din-Din (con un coro femminile delle isole pacifiche) fa venire in mente persino le vignette esotiche di Kevin Ayers, mentre l'estasi vocale e le chitarre dilatate di Void (spiegati nell'arco di nove minuti) riecheggiano i salmi psichedelici di David Crosby. Un'altra confessione di nove minuti, Cruiser, procede a un passo lento, country, mentre le chitarre solfeggiano uno shuffle dimesso, e il tutto sa contemporaneamente di Neil Young e di Tim Buckley. Undici minuti di River presentano lo stesso schema in un formato piu` elettrico, con chitarre scoppiettanti che cullano il vagito del cantante a un tempo semi-valzer, e un ideale ponte steso con il grunge lirico dei Nirvana. Kozelek rimase profondamente scosso dalla morte di John Denver, e almeno due delle canzoni piu` semplici ne risentono: Michigan e Golden. Il contrasto con i pezzi lunghi e torturati non potrebbe essere piu` cupo. Il complesso si concede piu` grinta in Byrd Joel e Between Days (quasi i Rolling Stones), giusto per dimostrare che lo sanno fare. Nel complesso, l'umore e` meno depresso che nei primi album, e il paesaggio e` piu` colorato. Se un po' della poesia e` andata perduta, e il messaggio non e` piu` profondo com'era, il talento tecnico sta forse appena cominciando a sbocciare. I Red House Painters sono oggi meno pittori e piu` musicisti.

(Translation by/ Tradotto da Tobia D’Onofrio)

Sun Kill Moon, il nuovo progetto di Mark Kozelek (in cui suonano Anthony Koutsos dei Red House Painters, Tim Mooney degli American Music Club e Geoff Stanfield), debutta con Ghost Of The Great Highway (Jetset, 2003), un lavoro che mette da parte i clichès dell’epoca in cui vive e ricorda parecchio i migliori Red House Painters. I 14 minuti criptici di Duk Koo Kim sono il tour de force che meglio interpreta il nuovo umore esistenzialista di Kozelek, mentre le superbe Carry Me Ohio, Last Tide, Floating, Gentle Moon e la ballata acustica alla R.E.M. Glen Tipton, sono tipici pezzi alla Kozelek. Persino le stranezze, come la sostenuta Lily And Parrots e la solenne e vibrante Salvador Sanchez, mostrano lo stesso tipo di pacata disperazione. Nel complesso Kozelek ritorna, artisticamente, alla gamma di sonorità di maggior successo, e lo fa con sufficiente consapevolezza e senza aggiungere zavorre, per evitare che la sua condotta sembri solamente nostalgica.

 

Tiny Cities

 

(2005) dei Sun Kill Moon è una raccolta di cover dei Modest Mouse.

Little Drummer Boy

 

(2007) documenta alcune performance dal vivo di Kozelek.

 

 

Kozelek resuscita il moniker Sun Kill Moon (ormai un progetto solista) per April (Caldo Verde, 2008), una diligente escursione nei vari sotto-generi del folk-rock, che raggiunge l’apice del pathos nei dieci minuti di lamenti di chitarra distorta alla Neil Young Tonight The Sky (su un’andatura alla Harvest ma con un ritornello che si eleva vertiginosamente) e in The Light (più lenta e rumorosa), mentre tocca il vertice di passionale introversione nell’apripista di dieci minuti Lost Verses. Il suo alter-ego acustico e pastorale emerge nella Donovan-esca Lucky Man. L’angelica, sussurrata Unlit Hallway, la desolata Blue Orchids, e la spoglia ed ossessiva atmosfera di Heron Blue mostrano la sua destrezza nell’utilizzare i mezzi più semplici per ottenere il massimo impatto emozionale. A confronto, Moorestown sembra una ballata orchestrale. Sembra eccessivo persino il sottile velo di archi che copre i nove minuti di Tonight In Bilbao. Fra i musicisti sono presenti il batterista Anthony Koutsos, il bassista Geoff Stanfield e il violinista Michi Acere t.

(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

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